Era il 1° agosto

Era il 1° agosto.

Io e Lisa ci conoscevamo da un paio di settimane e dopo qualche uscita decidemmo di etichettare il nostro rapporto.

“Ma sì, mettiamoci insieme, vediamo come va”.

Nessuno dei due all’epoca avrebbe mai pensato che adesso avremmo avuto la fede al dito e una cameretta da preparare per la piccola in arrivo.

È il 1° agosto: sono passati esattamente 10 anni.

Ti amo.

Più che carne secca direi un fico secco

So di avere un difetto, e so anche di non essere il solo: quando appare un nuovo sito social o simile mi ci iscrivo, anche se nella maggior parte dei casi va a finire che l’account rimane lì giusto per occupare il nickname.

Così fu per Klout, servizio che in base agli account che si collegano dà un punteggio all’influenza che si ha nei vari servizi, Twitter, Facebook e Instagram ad esempio. Gare di celolunghismo a profusione. Poi è stato comprato, è rimasta la storia del punteggio ma hanno concentrato tutto l’ambaradan sul suggerimento di contenuti da condividere, la pianificazione dei post e le statistiche. Non so se lo facessero anche prima, ma per la prima volta mi è arrivata la possibilità di riscuotere un perk: ti mandiamo la tal cosa se tu twitti o posti su facebook che te l’abbiamo mandato.

Perfetto. Mi tocca la carne essiccata, marca Jack Link’s. L’ho provata in viaggio di nozze, bona! Accetto! Compilo la form, metto l’indirizzo di spedizione, twitto, hashtag e tutto. L’account ufficiale del prodotto mette il tweet tra i preferiti.

Due settimane, niente. Arriva una mail che mi chiede di esprimere il mio gradimento al prodotto ricevuto o di segnalare la mancata consegna. Scrivo dicendo che non mi è arrivato nulla. Non è che in Italia non spediscono? ….esatto. Mi rispondono che è troppo costoso spedire fuori dagli Stati Uniti, quindi picche, si scusano.

Thank you for reaching out. Unfortunately, we are only able to send this Perk to US recipients, as it would be very expensive to ship to Italy. I apologize about the confusion. We are always working to add more Perks and hope to have more international Perks in the near future.

Non muoio eh, però mettere un warning nella compilazione della form con dati fuori dagli USA era una brutta idea? C’era anche lo spinner con tutti gli stati del mondo, se sai che fuori non puoi spedire che lo metti a fare?

Adesso però ditemi dove comprarla qui in Italia. Ho capito che posso prenderla online, ma in qualche negozio magari si trova. Ormai ne ho voglia.

Honeymoon in the U.S.A.

Il 2013 che va concludendosi è stato molto importante: il 29 settembre Lisa e io ci siamo sposati. Dopo lo stress dell’organizzazione ci siamo goduti la cena e tutti i festeggiamenti grazie ai tanti amici e parenti che erano con noi e che ringraziamo di cuore.

Dopo meno di una giornata di riposo siamo finalmente partiti per la nostra luna di miele. Sarà anche un cliché ma la meta non potevano che esser gli Stati Uniti d’America. Della serie “se non lo facciamo adesso chissà quando ci andiamo”. Da malati di serie TV e film la destinazione era quasi obbligata. Le tappe sono state Washington D.C., le cascate del Niagara, Toronto e New York.

Non ho intenzione di fare chissà che descrizioni o di ammorbarvi con eterni racconti, semplicemente durante il viaggio ci siamo segnati un po’ di punti – molte curiosità e frivolezze comprese – che ci hanno colpito.

Il volo d’andata

Era il nostro primo volo oltreoceano. Senza dubbio lungo, specie se separano gli sposini su due file diverse ai due lati della fusoliera.

L’acqua alta…

…nel water. Non ci sono molti giri di parole da fare: qualcuno mi spiega l’utilità dell’acqua alta fino a metà tazza?

L’hotel a Washington

La struttura dove stavamo a Washington era kitch a livelli altissimi. Sotto il balcone della nostra camera c’era una piscina vuota lasciata un po’ a se stessa, degna di un puntatone di CSI. Per non parlare dei lunghi corridoi con moquette anni ’70 per farci rivivere i fasti di Shining.

Shutdown…

Sì, siamo atterrati nel Day 1 dello shutdown. Tutti i musei Smithsonian erano chiusi, la Libreria del Congresso anche, molti monumenti irraggiungibili (ad esempio al Lincoln Memorial non potevi arrivare alla statua di Lincoln seduto, era tutto transennato a distanza). Ci siamo beccati una Washington “fantasma”.

Siamo così riconoscibili?

Arrivati da poco, anche se piuttosto stanchi andiamo a fare un giro. Cerchiamo un supermercato per prendere delle bottigliette d’acqua, con scarsi risultati. Una ragazza si ferma, ci chiede se abbiamo bisogno d’aiuto, con lo smartphone controlla e ci dà indicazioni. Dopo essersi allontanata torna indietro per confermarci che le informazioni dateci sono corrette. In Italia non ho mai visto una cosa del genere.

«Vi chiedo scusa»

In ascensore una coppia di sessantenni attacca bottone, chi chiede di dove siamo e, dopo aver elencato un po’ di luoghi comuni sull’Italia, ci chiede scusa. Non per i luoghi comuni, ma “a nome della Nazione” per lo shutdown che ci precluderà diverse esperienze.

Scoiattoli!

Ovunque. Nelle aiuole, sugli alberi a bordo strada, in ogni parco. Noi abbiamo i piccioni, loro gli scoiattoli.

Che rogna arrivare a Union Station

Non sono urbanista, ma perché uno dei punti più importanti come Union Station – la stazione dei treni –  non è uno snodo della metro? E oltretutto è appena segnata sulla mappa come una fermata qualsiasi. Non lo trovo per niente sensato.

Photo-zombies!

Avete presente quelli che a Pisa fanno la foto tutti uguale con la Torre, facendo finta di reggerla? Ecco, uguale ma con il Washington Monument.

Ci mancava la predicatrice

Mattina presto, noi e le nostre valigie aspettiamo la metro, manca qualche minuto. Una gentile signora afroamericana si mette a chiacchierare con noi, del fatto che siamo freschi sposi in viaggio di nozze, che ci siamo beccati lo shutdown, cosa che però non le impedisce di dover andare quella mattina a fare la giurata in Corte Suprema (Wow! Che figata, come in tivì!).
Parte dallo shutdown, ci chiede se crediamo che gli USA possano evitare il fallimento e da lì è un attimo dirci che nella Bibbia si parla del fallimento di ogni governo mondiale. Per fortuna è arrivato il treno. Dove lei entra e attacca lo stesso pippone ad un’altra tizia.

La Dodge Charger!

Ci sono parcheggiate una Dodge Charger, una Volkswagen e un’altra robaccia. Scherzi sperando che ti diano la Dodge. E ti danno la Dodge. Già hai paura di far danni, così non ti rilassi di sicuro.

Scappati giusto in tempo

In viaggio verso nord nella nostra Dodge Charger sentiamo che in radio parlano di una signora che ha provato a sfondare dei blocchi attorno al Congresso a Washington. Il risultato sono il lockdown della zona e il suo abbattimento. Eravamo in quella zona giusto il giorno prima.

La US-219

Il viaggio verso nord ci costringe a prendere per lunghi tratti delle strade statali (non le comode interstate). Quella su cui passiamo più chilometri miglia è la US-219: piccoli paesini di casette colorate in cartongesso, tutte con la bandiera degli Stati Uniti rigorosamente appesa fuori dalla veranda, molte con una stella appesa o disegnata, chiese che capisci subito essere il centro nevralgico dei paesini, praticamente mai cattoliche – evangeliche, presbiteriane, luterane… – e casette massoniche, nel senso che fuori c’erano il logo di squadra e compasso e la scritta mason house.

Proviamo questo Donkin’ Donuts

Abbiamo evitato le catene tipo McDonald’s e Subway (Starbucks invece ci piace un sacco e poi c’era la wifi aggratis). Ci siamo concessi di provare Donkin’ Donuts con codesto risultato: quelle ciambelle o le mangi subito o fanno schifo. Prese nel pomeriggio e mangiate la mattina dopo erano praticamente da buttare.

La finzione di Niagara Falls

Quello che colpisce della zona però è che tutte le attività si sono spostate a ridosso della zona delle Cascate o a Clifton Hill, una specie di piccola Las Vegas costruita ad hoc per intrattenere quei turisti che, dopo aver visto le attrazioni naturali potrebbero tranquillamente andarsene, tanto non c’è altro. Infatti il resto della cittadina sembra fantasma: la zona attorno alla stazione dei treni e dei bus è praticamente disabitata, i negozi e altri esercizi sono chiusi e abbandonati.

La cortesia dei canadesi

Le Cascate le abbiamo viste la sera, abbiamo preferito usare l’intera giornata per visitare Toronto (a 2 ore di bus da Niagara Falls).
Ormai più bravi a orientarci rispetto al primo giorno a Washington cerchiamo una cosa al volo sulla cartina e un ragazzo che aspettava di attraversare con noi ci chiede se ci siamo persi o se abbiamo bisogno di indicazioni. Ecco rispettato il luogo comune americano circa la gentilezza dei canadesi. Magari la ragazza a Washington era canadese.

«Eh, we are from Italy…»

Per strada cercano di fermarti per qualsiasi cosa, dopo un po’ diventa pesante. L’inglese finto stentato di Lisa che diceva «Eh, we are from Italy…» ci ha risparmiati un po’. Ma faceva ridere quando lo diceva.

La Giudecca di Toronto!

Abbiamo fatto un giro alle Toronto Islands, quelle che abbiamo chiamato “la Giudecca di Toronto”. Compongono quello che puòà essere definito un po’ il lido di Toronto, con spiagge, campi da beach volley, un luna park, tanti locali. Tutto chiuso, stagione finita. Però c’è anche gente che ci vive e ci dovrebbero essere anche delle scuole.

I pro e i contro dell’Ameritania Hotel

Giunti finalmente a New York – vi risparmio le sensazioni della guida a Manhattan – arriviamo al nostro alloggio, l’Ameritania Hotel. Il pro sono la posizione – su Broadway, a 3 minuti a piedi da Times Square, di fianco all’Ed Sullivan Theater dove fanno il David Letterman Show – e le belle camere anche se più piccole rispetto alle altre due che abbiamo avuto, ma ci sta. I contro erano il rumore di fondo – la camera dava verso la parte interna dell’hotel dove sono montati tutti i motori dell’aria condizionata – e la WiFi a pagamento. La leggenda narra che molta gente non sia stata trattata bene dal personale, a noi non è successo.

Times Square nel giorno sbagliato all’ora sbagliata

Siamo gente semplice, abituata ai paesi, alle montagne e alle campagne. Arrivare a Times Square di sabato alle 17 è quanto più di opposto alle nostre abitudini che possa esistere. Ho dovuto spingere Lisa in un negozio riprendere fiato, quasi mi girava la testa con tutte quelle luci, rumori, traffico, gente.

«Hey, how are you…?»

Abbiamo notato che chiunque lavori a contatto con le persone ha l’educatissima abitudine di salutare e chiedere come va, così, quasi fosse una normale estensione del saluto. Noi dopo qualche volta che ci sentivamo chiedere come andava volevamo rispondere di farsi una padellina di affari loro. Abitudini diverse.

Il servizio fotografico per l’engagement?!

Passeggiando per Central Park abbiamo incrociato diverse coppie che si facevano fare servizi fotografici. Ci siamo ritrovati su un sentiero con una di queste coppie che ci ha invitato a passare tranquillamene, così ringraziando abbiamo chiesto se era un servizio per il matrimonio. No. Era per il fidanzamento. Uhm.

iPhones, iPhones everywhere

Un incubo. Tutti con uno smartphone in mano, 99 volte su 100 un iPhone, quasi sempre ultimo modello. Sul traghetto per Staten Island ho visto un ragazzo con un Samsung Galaxy S3, volevo stringergli la mano.

«Hey, have a good one…»

Ci siamo concessi un po’ di shopping. Poco a dire il vero, non siamo molto portati. Siamo stati da Urban Outfitters, che io non conoscevo. Beh, i muri trasudavano di hipsterismo. Non solo per i capi, ma anche per l’oggettistica, tipo giradischi.
Uscendo con un paio di articoli acquistati è suonato l’allarme, la ragazza all’ingresso ha controllato il sacchetto continuando a scusarsi perché lo stava facendo, d’altronde era il suo lavoro. Poi ci ha congedati con un «Hey, have a good one…». Volevo rispondere «Yo».

Gray’s Papaya

Le guide suggerivano di andare assolutamente a mangiare un hotdog da Gray’s Papaya, un’istituzione newyorkese. Beh, entri e pensi che non compreresti nemmeno un bicchiere d’acqua. Poi prendi l’hotdog e ne mangeresti altri 8, oltre a iniziare a idolatrare il locale.

La Piccola Statua della Libertà

Sarà che tutto è davvero enorme ma la Statua della Libertà risulta davvero piccola all’occhio. Non siamo stati a Liberty Island a causa dello shutdown e perché sinceramente non avevamo intenzione di buttare mezza giornata per andare fino a lì, ci siamo accontentati di fotografarla dal traghetto gratuito dei pendolari di Staten Island.

A Wall Street cambia il caffè?

Ho perso il conto di quanti litri di beverone (così chiamavamo il Caramel Macchiato) abbiamo preso da Starbucks. Come se l’avessimo preso sempre nello stesso posto nonostante fossero stati sempre posti diversi. A parte una volta, a Wall Street. Era molto più forte, come e ci fosse stato dentro molto più caffè. Che lo facciano più forte per i broker?

Il Village è una sede distaccata di Londra

La zona residenziale che più ci è piaciuta è sicuramente quella del Greenwich Village, con le sue costruzioni non troppo alte, con i mattoncini a vista… Oh wait, ricorda un po’ Londra no? Eh, lo sapevo che siamo propensi al british.

Insomma…

Questa è solo una piccola selezione di quello di cui volevo scrivere, se avessi scritto tutto quello che mi è passato per la testa potevo tranquillamente pubblicare un libro.
Mentre eravamo a New York non eravamo troppo entusiasti, forse frenati dallo stress del periodo delle nozze, dalla stanchezza, dalle differenze abissali dalle nostre abitudini. Un paio di settimane dopo essere tornati ci siamo resi conto di quanto ci abbia colpito. Per questioni di tempo non abbiamo proprio potuto vedere (alla fine solo Manhattan e nemmeno Harlem purtroppo).

Ci torneremo. Prima o poi.