Ieri è stato lanciato Google Buzz, servizio integrato in Gmail che ricorda twitter e friendfeed, marginalmente anche facebook. Se sarà oppure un successo non ci è dato di saperlo. Lo sto provando, sto analizzando assieme ai miei contatti pregi e difetti.
Se create o commentate un buzz, ogni volta che questo ottiene un commento vi arriva una mail in Posta in arrivo, può essere fastidioso. Per tenere traccia di queste notifiche senza intasare la Inbox ho scelto questa strategia:
ho creato un filtro (in alto, vicino al tasto Cerca nel web)
in testo contenuto ho messo label:buzz (etichetta di default data alle mail provenienti da Buzz)
nella schermata seguente ho selezionato Salta posta in arrivo (archivia)
nelle opzioni di Gmail, in Labs, ho attivato Multiple inbox che permette di avere più inbox nella pagina principale
sempre nelle opzioni è apparsa la nuova voce, ho aggiunto label:buzz come nuova inbox
ecco che nella pagina principale abbiamo una seconda parte dedicata a Buzz
Per disattivare le notifiche di un buzz, in caso magari non interessino più, basta avere le scorciatoie da tastiera attive e premere m, come dice questa pagina di aiuto.
Se invece volete proprio disattivare Google Buzz andate in fondo alla pagina di Gmail, trovate il link che fa al caso vostro.
Spesso sento in tv, o anche di persona, discorsi circa i giovani e Internet. I genitori si lamentano del mezzo e parlano di proibirne l’uso. Se è vero che per l’utilizzo di contenuti già presenti un filtro da parte dei genitori – anche software, perché no – può essere d’aiuto, per la condivisione il discorso è diverso. Inibirne l’uso è una soluzione ottusa e bigotta, oltre che inutile, attuarla è praticamente impossibile. La soluzione per guidare i più giovani nell’uso della Rete non è la repressione, ma l’istruzione.
Molte, moltissime persone devono ancora capire che Internet non è un mondo a parte, è uno strumento di comunicazione che utilizziamo nel mondo reale, come lo sono una bacheca, il sistema postale o il telefono. Perché non provare ad applicare le stesse idee di base? Una su tutte: attenzione a cosa si pubblica. Ognuno ha una propria soglia di “pudore”, ossia dentro di sè sa fino a che punto è giusto mostrarsi agli altri, e in Rete non deve essere diverso. Anzi, la diffusione è ancora maggiore. Bisogna istruire chi è ancora ingenuo nell’utilizzo dell’immenso mezzo che è Internet con questo principio.
Volevo ringraziare Antonello aka Scrabysys per aver segnalato i video seguenti realizzati in collaborazione con Save the children in occasione del Safer Internet Day, la giornata istituita per promuovere un uso sicuro e responsabile delle nuove tecnologie fra i ragazzi con meno di 18 anni. Il concetto è chiarissimo.
Come annunciato, nei giorni scorsi sono stato a Londra per la MAG 256 Battle, l’evento organizzato da Sony per il lancio del nuovo ambizioso gioco che vede sul campo di battaglia fino a 256 giocatori in contemporanea. Premetto che questa non sarà una vera e propria recensione, ma un insieme di impressioni che ho avuto in quanto videogiocatore.
In compagnia di 11 giornalisti del settore sono volato a Londra. L’evento, ospitato dalla University of Westminster, ha visto la partecipazione di 128 giornalisti e giocatori pronti a combattere tra loro e, nel match clou, contro 128 sviluppatori della Zipper Interactive negli Stati Uniti. La struttura dove erano installate le 128 postazioni di gioco – dotate di tv, PS3 e headset – era a forma di numero “256″ e illuminata con i colori delle tre fazioni, rosso blu e verde, come si vede nel video.
L’evento è iniziato con un briefing nel quale ci hanno spiegato l’idea di fondo. MAG – Massive Action Game – è ambientato in un futuro poco lontano in cui le nazioni hanno un patto di non belligeranza ma, ufficiosamente, combattono e si difendono assumendo degli eserciti mercenari, PMC.
Valor: sono ex militari del nord America, i loro punti forti sono l’addestramento, la tattica e il valore appunto acquisito sul campo durante la loro esperienza militare. Il loro equipaggiamento è classico.
SVER: sono teste calde e militari dell’Asia, Cina Russia e India in testa, e si adattano ad ogni situazione grazie alla loro vita “di strada”. L’equipaggiamento ricorda quello da guerriglia.
Raven: sono la fazione più europea e fanno perno sulla tecnologia, che si nota sia dalle protezioni che indossano sia dalle armi in uso.
Si intuisce che l’obiettivo di MAG non è essere un semplice sparatutto, si vuole cercare di coinvolgere ogni singolo giocatore in una guerra globale, dove conti sì il singolo, ma soprattutto la fazione a cui appartiene. Anche quando uno non gioca c’è qualcuno online che lo sta facendo per tenere alto l’onore del proprio esercito. Giocando si guadagnano esperienza e punti utili a sbloccare armi, accessori e abilità, con i quali ognuno può sentirsi diverso dagli altri. Oltre alle armi e a materiale di supporto come granate e fumogeni c’è anche il kit medico che permette di curare un compagno – azione che porta XP – o sè stessi.
Per quanto riguarda le modalità di gioco ci siamo cimentati in un training per ambientarci, un sabotage dove l’obiettivo è manomettere strutture avversarie, un acquisition dove bisogna trafugare dei mezzi nemici e un domination nel quale è necessario assediare il nemico e provocare più danni possibili. Spiegato così è riduttivo, infatti le strutture da manomettere e i punti da conquistare sono davvero tanti (torrette mitragliatrici, lanciarazzi, etc).
I giocatori sono divisi nei due schieramenti in gruppi da 8. Ogni gruppo ha un responsabile, mentre c’è un capo per l’intera fazione. Queste figure di comando hanno delle capacità organizzative maggiori, come ad esempio il poter chiamare supporti esterni. Fattore importante è quindi la comunicazione: ogni postazione era dotata di headset ma il volume dei televisori era troppo alto, non sentivamo niente, questo è stato un peccato.
Sul lato tecnico posso dire che nel gioco abbiamo riscontrato un certo lag, specie nella partita 128vs128 contro i developers americani. Ho notato anche diversi ghost, ossia immagini di giocatori ormai abbattuti che però rimanevano in vista, confondendosi a quelli “reali” e ingannando non poco i giocatori ancora in vita. Sicuramente uscirà qualche patch per tappare questo fastidioso comportamento, comunque non troppo diffuso.
Riassumendo, se devo fare un confronto con uno dei giochi più diffusi al momento, Call of Duty Modern Warfare 2, posso dire che MAG è meno frenetico e più pensato. L’importante è seguire le istruzioni di chi è al comando, anche se inizialmente nella nostra esperienza si notava che tutti partivano per gli affari propri con il solo pensiero di abbattere più nemici possibile.
Un doveroso ringraziamento va a SCEE – Sony Computer Entertainment Europe – che ha organizzato l’evento, permettendomi di partecipare e di conoscere diverse persone del settore, che saluto e ringrazio per le birrette condivise durante il pomeriggio. Ringrazio anche Fanny di greenroom@momentum per avermi contattato e Alessandro De Leo di Sony Italia.
PS: l’evento aveva un proprio twitter hashtag, potete rileggere i tweet con #MAG256. Ah, si sappia che nella sfida contro gli sviluppatori americani abbiamo vinto!
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