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"Il Codice Da Vinci": il film
Posted by oskarnrk | Posted in Cinema, Showbiz | Posted on 26-05-2006
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Sull’entusiasmo dell’aver letto il best seller di Dan Brown, che riconosco di aver letto per colpa della moda, sono andato al cinema a vedere il tanto pubblicizzato film.
La critica l’ha stroncato fra risatine e smorfie, il pubblico del Festival di Cannes – dove ha debuttato – l’ha accolto con un solo minuto di applausi. Ma come previsto ha sbancato i botteghini fin dal primo giorno. Chi è andato a vederlo mi ha detto che era fedele al libro e addirittura lento. Non la penso così.
Il film non è per nulla lento, anzi, gli eventi sono rapidamente rovesciati sullo schermo dando quasi la sensazione del “a casaccio”, e che dura 2 ore e mezza! Si può obiettare che gli eventi e i particolari siano tanti da mettere in un film solo, ma preferisco la politica del “dura tanto” che del taglio.
Non penso che gli attori siano stati scelti bene: apprezzo Audrey Tautou, ma ha fatto più la figura dell’inespressivo tronco d’albero che dell’attrice che debutta alla grande ad Hollywood; Tom Hanks è bravissimo, ma non era il film adatto a lui.
La fedeltà al libro credo sia essenziale, non come i soliti film che sono brutti rispetto al romanzo dal quale sono tratti, e questo purtroppo non sfugge alla categoria. Partendo dal principio: Langdon non veniva prelevato da una conferenza, ma dalla propria camera d’albergo. Sempre lui, criticava molto la Smart della Neveu, ma nel film nemmeno una misera battuta. La caccia agli indizi che porta alla scoperta casuale della chiave con il giglio, nel libro è entusiasmante, ma nel film è superpilotata, senza suspance. Non una parola è stata sprecata per l’orologio di Topolino di Robert. Alla fine del libro Langdon e Sophie si baciano, all’imbrunire, dov’è finita questa cosa? Ma ecco la cosa assolutamente inaccettabile e più pesante: DOVE E’ FINITO IL DOPPIO CRIPTEX? Nel libro veniva aperto il primo con la parola “sofia” e dentro si trovava il secondo, che si sbloccava con “apple”, ma nella pellicola sono stati in pratica inglobati, aprendo il primo con la combinazione del secondo. Imperdonabile.
Di sicuro mi sono dimenticato diversi particolari più piccoli, ma per me bastano questi. Mi aspettavo meglio.
Parliamo della bibliografia di Dan Brown:
- “Digital fortress” (1998, in via di traduzione in italiano, uscirà a Natale 2006)
- “Angeli e demoni” (2000, in italiano 2004)
- “La verità del ghiaccio” (2001, in italiano 2005)
- “Il Codice Da Vinci” (2003)
e il prossimo sarà “La chiave di Salomone”, pare sarà ambientato in Medioriente e riguarderà la Massoneria. Waiting…
"Dividiamo i sassi per colore, forma e dimensione…"
Posted by oskarnrk | Posted in Me, myself and I, Musica | Posted on 23-05-2006
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Sabato scorso ho approfittato della serata libera dal lavoro per godermela un po’, così sono uscito con amici, per approdare alla chiusura del Vintage Disco ad Arco. Vorrei ringraziare lo staff (o almeno quelli che conosco) per la cordialità ai “colleghi”, reputandomi tale.
Ringrazio sopratutto il mitico Cris: per i partitoni a Virtua Strike 4 al Bar Centrale di Arco, fra mille espulsioni, finali ai rigori con l’insensato risultato di parità e l’autogoal più bello del mondo; per l’aver passato la serata vestiti con camicia nera, cravatta bianca e RayBan, a cantare canzoni che non c’entravano nulla fumando appena fuori dalla disco; per l’essersi divertito nonostante i suoi problemi che subirebbe meglio se mi ascoltasse…
Ringrazio anche il mio amico Fra (o Frankino che dir si voglia) perché era forse la prima volta che uscivamo, senza dover lavorare, bevendo un paio di bicchieri per stare allegri (di solito si lavora e non si beve mai).
E poi li ringrazio insieme: per l’essere andati alle 5.30 del mattino alla Spiaggia dei Sabbioni di Riva del Garda, ridendo come gli idioti per il classico ciclista della comenica tutto vestito da Ivan Basso a quell’ora dopo avergli detto “Attento!!! Ti girano le ruote!!!”; per il lancio dei sassi piatti sul pelo del lago, ma più che altro per averli trovati; per l’iniziativa del Cris, “dividiamo i sassi per colore, forma e dimensione”, che quasi iniziavamo davvero a fare.
Colonna sonora della serata è stata il pezzo che nel 1994 vinse “Un disco per l’estate”: è “L’ultimo bicchiere” di Nikki (bravo musicista e tuttora DJ a Radio Deejay con “Tropical Pizza“), scritta da Max Pezzali, che è guest star nel pezzo, e inserita nell’album “Rock normale”. Nonostante questa divagazione dovuta alla mia deformazione professionale, questa canzone è troppo stilosa!
Ecco il testo, e apprezzate…:
Dentro al buio del locale musica che è sempre uguale, / luci basse che mi danno un po’ fastidio… / quelle gambe un po’ intriganti con le calze trasparenti, / qui si fanno tutte belle ma chissà per chi. / Forse io dovrei andare, quasi l’ora di dormire, / se mi guarda ancora un po’ mi sa che vado lì. / Sì ma tanto cosa dico, hai un ragazzo o un marito, / studi o fai un lavoro interessante e unico. / Io non voglio più sprecare una parola / perché il gioco proprio non lo reggo più. / Cose della serie tu sei qui da sola, sono anni che mi urtano, / mi rovinano da troppo tempo… / L’ULTIMO BICCHIERE E ME NE ANDRÒ, / CHE NON SE NE PUÒ PIÙ / DI TUTTE QUESTE STORIE FINTE CHE / SI BASANO SUI FILM MA NON TI DANNO MAI / QUALCOSA PIÙ DI UN FREDDO VUOTO. / Brutte storie, storie vere, lui che le offrirà da bere / come se non si capisse che intenzioni ha. / Forse non per amicizia e neanche con dolcezza / ma poi lei dirà tu che cos’hai capito. / Io non voglio più sprecare una parola / perché il gioco proprio non lo reggo più. / Cose della serie tu sei qui da sola, sono anni che mi urtano, / mi rovinano da troppo tempo… / (x3) L’ULTIMO BICCHIERE E ME NE ANDRÒ, / CHE NON SE NE PUÒ PIÙ / DI TUTTE QUESTE STORIE FINTE CHE / SI BASANO SUI FILM MA NON TI DANNO MAI / QUALCOSA PIÙ DI UN FREDDO VUOTO.






