Timbro il cartellino

Posted by oskarnrk | Posted in Deliri, Me, myself and I | Posted on 25-03-2011

1

Ho l’impressione che tra un po’ i post più recenti di questo blog saranno del tipo «È un po’ che non scrivo, comunque sono ancora vivo». Evito il solito discorsetto sui social network che ammazzano i blog, in quanto è tutta una questione di pigrizia, sia il fare la predica che lo scrivere qualche articolo nuovo qui.

Per il resto tutto bene. Un po’ di roba sparsa: solite corse; la micia – Echo – cresce e ama l’acqua, il lavoro prosegue; si programmano le vacanze per smaltire qualche giorno di ferie arretrato; sta per uscire la nuova Ubuntu 11.04 con Unity, già installata dalla Alpha 2 come sono solito fare per poi lamentarmene.

Nonostante questo post non lo dimostri ho deciso di tornare a rimpolpare questo blog, se non altro per l’orgoglio del mio “braccino corto”: pago dominio e hosting, suvvia, sfruttiamo la spesa. Si aprono le scommesse su quanto mi ci vorrà per perderla nuovamente.

Scusate, ero impegnato a far finta di vivere

Posted by oskarnrk | Posted in Deliri, Me, myself and I | Posted on 20-03-2010

4

Qualcuno dice che social network come twitter e friendfeed hanno ammazzato i blog. Il mio sicuramente sì. Dai, ammazzato proprio no, diciamo assopito. Qualche guida qua, qualche parere su un gioco là, e poi se ne sta qui senza sporcare, alla mercè dei motori di ricerca e di quelli che arrivano qui perché la loro PS3 è svampata o non vanno d’accordo con GRUB2.

È sabato sera, sono al computer. Il mondo prende e va, io sono dove sto praticamente tutto il resto della settimana. La colpa è del mal di denti. Non fraintendetemi, la mia dentista è molto brava, è la mia bocca che è incasinata. Tra il soffrire goffamente adagiato sul letto con la tavoletta portavivande Ikea riadattata a tavolino per il Dell e il lamentarmi in mezzo al caos e alla ressa di una discoteca dove sono stato invitato, beh, ho scelto l’opzione A e l’ho accesa.

Da quasi un mese ho iniziato a lavorare qui, mi trovo bene. Mi sto ambientando, il prodotto in sviluppo è già abbastanza articolato e non l’ho ancora curiosato tutto come si deve.

Ah, ho violato ogni mio principio etico e morale: mi sono comprato un iPod Touch 8GB. Ho elencato i santi di un paio di mesi di calendario per sincronizzarne la musica sotto Ubuntu, ma ce l’ho fatta e quando ne avrò voglia scriverò come ho fatto, non è complicato. Dovevo trovargli un nome, magari rimanendo nella mia tradizione delle navi di Matrix, ma non trovavo nulla di adatto. Poi Lisa mi ha suggerito uno strappo alla regola e così l’ho chiamato Cypher, nome del traditore della lotta degli umani al controllo delle macchine, non fa una grinza.

Ora, svogliato come pochi, mi guarderò un paio di puntate di qualcosa, o qualche film, sperando di non alzarmi domattina finendo il calendario tirato in ballo prima per il male. Ouch.

La vita umana è come un pendolo

Posted by oskarnrk | Posted in Deliri, Me, myself and I | Posted on 07-12-2009

3

Ero agitato, con la cornetta in mano. «Devo parlargli», dissi al mio interlocutore. «Certo, meglio farlo in fretta» mi rispose, e riattaccò. Avevo molti pensieri in testa, avevo bisogno di farli uscire. Volevo una risposta.

Seduto su una comoda sedia in legno, rivestita di velluto rosso, osservavo il nuovo ambiente dove mi ero d’un tratto ritrovato. Il tetro corridoio era zeppo di immagini sacre: madonne e santi erano sovrastati da un grande crocifisso dall’aria antica, i mobili perfettamente mantenuti erano di sicuro stati prodotti da maestri artigiani.
Il fitto buio era combattuto solo da una fioca luce elettrica che proveniva dal lampione fuori dall’ampio finestrone, il freddo non faceva che aumentare l’agitazione di quegli istanti, tanto quanto la certezza di essere di fianco al suo studio personale.

L’enorme e pesante portone in fondo al corridoio si aprì. Non senza fatica un omino dall’aria stanca, per l’orario e per l’età, prima spinse e poi tirò quel letto ad una piazza, fasciato da fini lenzuola bianche. Avevo subito riconosciuto il passeggero, un anziano signore che sul viso aveva dipinta la necessità di quell’incontro, a discapito delle ore di sonno inesorabilmente perse. Indossava una camicia da notte bianca, con dei pizzi anacronistici, e un bizzarro cappello da notte turchese.

Il letto fu messo di traverso di fronte a me, il vecchio personaggio mi guardò e mi prese la mano. Era il momento. La voce di Ratzinger, Papa Benedetto XVI, pose una domanda risoluta con un tono di bontà misto a preoccupazione. «Dimmi, figliolo». Presi coraggio e con timore reverenziale formulai la mia domanda: «Perché la Chiesa non adatta i suoi insegnamenti al pensiero di Schopenhauer?»

E poi mi sono svegliato.