A volte, nonostante il mio lavoro di DJ e vocalist mi faccia stare al contatto attivo con molte persone, penso di essere sociopatico. Questo spesso mi porta - non so spiegarmi il perché - a classificare le persone. Mi spiego: vedo un perfetto sconosciuto, considero dove mi trovo, e capisco che tipo di persona è, o meglio che cliché porta con sè.
Oggi ho dovuto calmare il mio odio per la burocrazia andando in due uffici per scartoffie. Quali migliori circostanze potevano esserci perché il mio superpotere/maledizione potesse agire indisturbato?
Brunetta direbbe «fannullone!»
Ufficio dell’Agenzia del Lavoro, entro, mi siedo e aspetto il mio turno, un paio di persone davanti a me, un paio arrivano dopo. Alzo la testa dai miei pensieri quando entra un uomo sulla cinquantina, calvo a parte degli untissimi boccoli sale e pepe sulla nuca, una polo color kakhi che tenta inutilmente di mimetizzare una pancia da birra a dir poco prorompente, jeans e scarpe da ginnastica. Vede che c’è coda, si dirige verso un plico di carte cambrettate e le sfoglia come fossero le pagine del Sole 24 Ore in mano ad uno negato di economia. Invece era la lista delle proposte di lavoro.
Ecco, scatta l’incontrollabile capacità: questo è il classico habitué dell’ufficio, si lamenta di non trovare un lavoro, ma rifiuta ogni possibilità accampando scuse più o meno originali, magari piagnucolando.
Quando il tempo riprende a scorrere in maniera normale (pensavo fosse andato storto qualcosa al CERN, invece ho capito che noi supereroi maledetti vediamo il tempo fermarsi mentre subiamo la visione ad occhi aperti) il tizio si siede davanti alla scrivania di una impiegata che lo aveva invitato, facendogli saltare la coda a discapito, manco a dirlo, mio. Chiede che lavori ci sono a disposizione, gli viene risposto che sono quelli della lista che aveva consultato, ma che continueranno a spedire il suo curriculum.
«Eh ma mi chiamano solo per certi lavori, ma io ho mal di schiena, eh ho sempre mal di schiena, non posso. Non c’è proprio altro?»
«Ha fatto delle visite, ha un certificato medico?»
«Ma, ecco, insomma, sì, però… Poi dal vecchio impiego risulta che è stata una fine di rapporto consensuale, ma non è vero, mi hanno mandato via. Però ho mal di schiena!»
«Vada dai sindacati».
Ci tengo a precisare che non conosco la persona, potrebbe avere anche la schiena completamente devastata, mi dispiace insomma. Il fatto è che ci ho preso.
La tua età anagrafica non ti permette automaticamente di triturarmi i testicoli
Cambio di scenario, stavolta il set è un centro di assistenza fiscale. Il potere, ormai allenato, ci ha messo pochi secondi a manifestarsi, mi è bastato entrare nell’ufficio. Signora sulla sessantina, 1.60, capelli lunghi grigi, maglioncino in tinta con le crocs rosa con fiorellini in paiettes, occhiali da vista anni ‘60 con fondi di bottiglia.
Di nuovo very slow motion cinematografico, altra visione: questa inizierà a parlare, ad alta voce, dei cazzi suoi. Elencherà vita morte e miracoli di quello che le sta succedendo, cercando l’approvazione di chiunque rientri nel suo - distorto - campo visivo. E finito con uno ripartirà daccapo con un altro.
Il tempo non fa manco in tempo a ripartire che l’accento milanese della signora si sprigiona in una serie infinita di sillabe concatenate senza spazi respiratori. Il contatore di parole di qualsiasi word processor sarebbe impazzito. La malcapitata signora davanti a lei nella fila subisce un’orda impazzita di racconti circa pensioni in ritardo, e per fortuna che c’è la liquidazione perché ci sono le bollette da pagare, e uno come fa a vivere così, e non è possibile, e ci si potrebbe accampare qui fuori dall’ufficio per chiedere l’indomani di risolvere il problema. Tutto il discorso è immancabilmente finito nella risposta della povera malcapitata, «Sa, signora, sono le persone che sono insensibili, è un problema della società». Toh, viene fuori che è anche colpa mia adesso. E bla bla bla bla bla.
Mi accorgo - mica tanto presto - di avere sbagliato fila, devo passare a quella dell’ufficio accanto. Il terrore mi assale quando mi siedo, scopro di essere l’unico ad aspettare per quella porta, e la macchinetta mi punta. E inizia con la stessa storia di prima. Rispondo un paio di «sì, signora» - anche se la vera intenzione era «ho già sentito tutto, la prego, basta» - mentre leggo qualsiasi manifesto attaccato in giro. Arriva un signore, e quella tenta la combo, la mena sia a me che al tipo, visibilmente irritato. Quando si apre la porta mi ci lancio attraverso come se stesse per esplodere un ordigno nucleare. Sono salvo. La parte divertente è che dall’ufficio accanto, dove c’era la tizia, si è sentito il responsabile dire «mi dispiace ma i dati che le hanno dato sono errati», secondo me è ancora lì che se le sente, poverino.
L’ho aspettato, non vedevo l’ora arrivasse, e ora senza quasi accorgermene ci sono dentro. Fino al collo. Settembre è arrivato, lasciandosi alle spalle l’esperienza lavorativa alle scuole, portandomi a passi sempre più rapidi verso il corso di Bolzano, passando tra graditi incontri al buio e emozioni musicali, veleggiando nelle acque agitate di baruffe personali e decisioni da prendere. E, si sa, non sono il primatista mondiale di choice taking.
In occasione della Blogfest di Riva del Garda (12, 13 e 14 settembre) torneranno i Macchianera Blog Awards. Tutti possono votare i propri blog preferiti in diverse categorie attraverso questa form… e anche se non sono il tipo che fa queste cose vi chiedo un voto Io ho già espresso le mie preferenze, e non mi sono autovotato.
Motivazione di voto? Devo fare campagna elettorale?! Riva del Garda è un po’ la mia città di adozione, oltre che di nascita e studio, e visto che gioco in casa mi piacerebbe fare bella figura… Lo so, sono egocentrico in questo caso. Come categoria scegliete voi, magari come blog rivelazione… Ecco i dati:
Nome blog: Oskar NRK blog
URL: http://www.oskarnrk.net
Un ringraziamento per il supporto
PS: chiedo scusa per l’OT agli aggregatori con argomento GNU/Linux.
Non è mia abitudine parlare del mio lavoro in radio sul blog. Tempo fa decisi di dividere la mia vita artistica da quella tecnica, ma oggi farò un’eccezione. Da un po’ di tempo mi frullava in testa questo post. Edit: lo so, il post è lungo, ma sono sicuro che molti non si pentiranno di leggerlo fino in fondo, specie i nativi dei primi anni ‘80.
Io in diretta radio, 31 maggio 2000
Lavoro nella radio privata gestita dalla mia famiglia da quando avevo 14 anni, era il 1997, primo anno di Liceo. Dietro le quinte da prima. Comunque da quel periodo sono in onda tutti i giorni. Ho cambiato nome del programma, formato, sigle, orari. Penso di aver accumulato un po’ di esperienza in questi 10 11 anni in cui ho iniziato come speaker, per poi diventare DJ, successivamente vocalist, ma non voglio divagare, parliamo di radio.
A quei tempi i masterizzatori (cd, mica dvd) costavano ancora milionate, si andava ancora con le mitiche cassettine. Se volevi una canzone o l’intero disco di qualcuno - senza costringere mamma e papà a regalartelo e senza sperperare le poche migliaia di lire che avevi conservato per comperarti le Goleador alla cola - prendevi la cassetta e ti facevi copiare l’album da chi aveva il cd originale, a patto che: 1. avesse il registratore con cd e cassetta, 2. avesse simpatia per te, 3. avesse tempo, visto che si andava in tempo reale. Io ero quello che aveva la fonte e l’attrezzatura (non proprio il registratore combo, ma mixer e tutto il resto), ma mi sono attirato molte antipatie, ero restio a copiare. Ricordo che feci Così com’è degli Articolo 31 per una compagna delle medie, me lo ordinarono gli ormoni anche se ero conscio non sarebbe servito a nulla.
Certo, questo era solo il metodo A. Il metodo B è quello che mi riguarda: richiedevi la canzone e la registravi dalla radio. Oh, il classico programma Dediche e richieste, che però perse l’antiquato nome appena presi in mano la situazione io.
Allora - mi spaventa dire questa parola, sembra passata un’eternità e mi sento vecchio - il cellulare era un lusso che solo gli adulti e meno di pochissimi adolescenti potevano permettersi (io ebbi il mio primo nel ‘99, pacchetto Facile Omnitel con Alcatel OneTouch Easy, grazie a un buon tema di matematica, e mi presero per fighetto). Quindi cosa facevi? Alzavi la cornetta e telefonavi al DJ. «Ciao, scusa, mi metti Barbie girl degli Aqua? E anche quella della pubblicità della Swatch (Breathe di Midge Ure, NdR)? Puoi non parlarci sopra così le registro? Grazie». E’ strano vivere al di là della barricata della normalità, in quanto ero io a ricevere le richieste. Era un bel rapporto con gli ascoltatori, avevi gli abituali, gli sporadici, quelle che mettevano giù perché si vergognavano e poi richiamavano subito. Mille biglietti in piedi tra le manopole del mixer, cd ovunque e si andava a manina.
Poi arrivarono le regie computerizzate - che comodità non segnarsi più la durata dell’intro dei pezzi - e con loro la linea sms. Sempre meno telefonate, valanghe di messaggini. Si creavano le discussioni e io ero l’arbitro. Che ne so, dicevo «Luana ti metto quella canzone, ma a me non piace», lei rispondeva via sms che non capivo niente, lo dicevo scherzosamente in onda, un altro scriveva ribattendo che avevo ragione. Quasi un forum, pieno di spam. Era bello, ero soddisfatto.
Nel frattempo mi accorsi di una cosa: andavo a scuola, nei 40 minuti di pullman non volevo ascoltare la radio, io ero quello che la faceva nel pomeriggio, volevo ascoltare altro. Abbandonato il walkman a cassette saltai il lettore cd per approdare direttamente al lettore cd mp3. Invidia tra i compagni passeggeri, io figo ho 150 canzoni, voi 15. Napster aveva iniziato la Rivoluzione. C’era sempre l’attesa, «dai dai dai che è al 24% la canzone, se va avanti così tra 1 ora ha finito!». Già mi chiedevo se avrebbero fatto dei lettori senza cd, con una specie di memoria incorporata. Steve Jobs mi lesse nel pensiero rubandomi l’idea, l’iPod è moralmente mio, si sappia. In quanto tecnofilo anticipai i tempi, intuii l’inizi di un lento inesorabile declino. Che arrivò puntuale.
Da allora, tutt’oggi, non c’è radio che tenga. Ora la musica la comprano su Internet - seh, famo che la comprano vah… - se la piazzano sul lettore mp3 e ciao ciao. Non dico che non ascoltino la radio, lo fanno magari in macchina, nei negozi, nei bar, a casa, rimane forse il media più utilizzato ancora nel mondo. Ma non sentono il bisogno di chiedere la canzone, non serve, ci sono iTunes - eMule o i torrent… - se la vogliono. Le telefonate sono estinte, gli sms scemano, si è passati dalla normalità di riceverne valanghe alla sorpresa di riceverne una decina in 2 ore.
Non accuso nessuno, non rimpiango nulla. Sto semplicemente constatando quanto tutto sia cambiato in 10 anni. Però mi sento un po’ come quei piccoli negozietti di alimentari sotto casa che chiudono perché vicino a loro apre un ipermercato.
Non credevo a chi diceva all’epoca quanto i tempi fossero cambiati secondo il loro punto di vista più adulto. Ora ho attraversato la linea. Oh, han ragione. Panta rei.
Sarebbe splendido
Amare veramente
Riuscire a farcela
E non pentirsi mai
Non è impossibile pensare un altro mondo
Durante notti di paura e di dolore
Assomigliare a lucertole nel sole
Amare come Dio
Usarne le parole
Sarebbe comodo
Andarsene per sempre
Andarsene da qui
Andarsene così.