Archivio per la Categoria “Real world”
Solitamente le catene in email le prendo e le metto nel posto dove devono stare, il Trash di Gmail, per non parlare della casella Hotmail che uso solo per MSN, quella è piena di immondizia. Però ogni tanto qualche chicca salta fuori, come questa inviatami dalla mia amica Erika (aka Pai), che in questo momento è in Belgio, sempre in giro lei! Non so da quanto tempo stia vagando tra le caselle email di poveri utenti subissati da FW: di ogni tipo. Il testo, non Erika, giusto per essere chiari.
E’ un’ironico spaccato della società che siamo, o meglio che dovremmo essere secondo tante chiacchiere senza distintivo e insistenti pubblicità. Ah, sembra lungo, ma è solo un’illusione ottica, ci si mette un attimo per leggerlo, il tutto corredato da un sorrisino ebete stampato in volto.
Dicono che…
tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di té verde senza zucchero, per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua sì, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per berli.
Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere i “L. Casei Immunitas”, che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi batteri tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.
Ogni giorno un’aspirina, per prevenire l’infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l’infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che già non mi ricordo per che cosa era. Se li bevi tutti insieme, ti può venire un’emorragia cerebrale, però non ti preoccupare perchè non te ne renderai neanche conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finchè riesci a cagare un maglione. Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore. Ah, dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia: dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti… e così via finchè ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, risciacquarti con Listerine… Meglio ampliare il bagno e metterci il lettore CD, perchè tra l’acqua, le fibre e i denti, ci passerai varie ore lì dentro.
Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 necessarie per mangiare = 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico. Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno. Già ma non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz’ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz’ora diventa una).
Bisogna mantenere le amicizie perchè sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in vacanza, suppongo. Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica. Ah! Si deve fare sesso tutti i giorni, però senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e innovare la seduzione. Tutto questo ha bisogno di tempo. E senza parlare del sesso tantrico (in proposito ti ricordo che bisogna lavarsi i denti dopo che si mangia qualsiasi cosa!).
Bisogna anche avere il tempo di scopar per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o …dei FIGLI???
Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno. L’unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose contemporaneamente; per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta così ti bevi i due litri d’acqua. Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) al compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi anche per terra. Ti è rimasta una mano libera? Chiama i tuoi amici! E i suoi! Bevi il vino, il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio. E meno male che siamo cresciuti, se no dovremmo trangugiare un ALPINITO Extra Calcio tutti i giorni.
Uuuuf!
Però, se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi amici (che bisogna innaffiare come una pianta), fallo mentre mangi una cucchiaiata di Total Magnesiano, che fa un mondo di bene. Adesso ti lascio, perchè tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo, sento però che devo andare urgentemente al cesso. Così ne approfitto per lavarmi i denti…
Un caro saluto uomini e donne moderni!
Tags: catene, email, erika, società
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Tramite Friendfeed sono venuto a conoscenza di uno squallido momento di discriminazione. L’episodio ha visto coinvolti Barbara e suo figlio, bimbo autistico di 4 anni. Leggendo le sue parole continuavo a chiedermi se davvero sia possibile che esistano persone così irrispettose e senza cuore.
Potete leggere il racconto di vita vissuta in QUESTO POST sul suo blog. Diffondete.
Tags: carrefour, discriminazione
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A volte, nonostante il mio lavoro di DJ e vocalist mi faccia stare al contatto attivo con molte persone, penso di essere sociopatico. Questo spesso mi porta - non so spiegarmi il perché - a classificare le persone. Mi spiego: vedo un perfetto sconosciuto, considero dove mi trovo, e capisco che tipo di persona è, o meglio che cliché porta con sè.
Oggi ho dovuto calmare il mio odio per la burocrazia andando in due uffici per scartoffie. Quali migliori circostanze potevano esserci perché il mio superpotere/maledizione potesse agire indisturbato?
Brunetta direbbe «fannullone!»
Ufficio dell’Agenzia del Lavoro, entro, mi siedo e aspetto il mio turno, un paio di persone davanti a me, un paio arrivano dopo. Alzo la testa dai miei pensieri quando entra un uomo sulla cinquantina, calvo a parte degli untissimi boccoli sale e pepe sulla nuca, una polo color kakhi che tenta inutilmente di mimetizzare una pancia da birra a dir poco prorompente, jeans e scarpe da ginnastica. Vede che c’è coda, si dirige verso un plico di carte cambrettate e le sfoglia come fossero le pagine del Sole 24 Ore in mano ad uno negato di economia. Invece era la lista delle proposte di lavoro.
Ecco, scatta l’incontrollabile capacità: questo è il classico habitué dell’ufficio, si lamenta di non trovare un lavoro, ma rifiuta ogni possibilità accampando scuse più o meno originali, magari piagnucolando.
Quando il tempo riprende a scorrere in maniera normale (pensavo fosse andato storto qualcosa al CERN, invece ho capito che noi supereroi maledetti vediamo il tempo fermarsi mentre subiamo la visione ad occhi aperti) il tizio si siede davanti alla scrivania di una impiegata che lo aveva invitato, facendogli saltare la coda a discapito, manco a dirlo, mio. Chiede che lavori ci sono a disposizione, gli viene risposto che sono quelli della lista che aveva consultato, ma che continueranno a spedire il suo curriculum.
«Eh ma mi chiamano solo per certi lavori, ma io ho mal di schiena, eh ho sempre mal di schiena, non posso. Non c’è proprio altro?»
«Ha fatto delle visite, ha un certificato medico?»
«Ma, ecco, insomma, sì, però… Poi dal vecchio impiego risulta che è stata una fine di rapporto consensuale, ma non è vero, mi hanno mandato via. Però ho mal di schiena!»
«Vada dai sindacati».
Ci tengo a precisare che non conosco la persona, potrebbe avere anche la schiena completamente devastata, mi dispiace insomma. Il fatto è che ci ho preso.
La tua età anagrafica non ti permette automaticamente di triturarmi i testicoli
Cambio di scenario, stavolta il set è un centro di assistenza fiscale. Il potere, ormai allenato, ci ha messo pochi secondi a manifestarsi, mi è bastato entrare nell’ufficio. Signora sulla sessantina, 1.60, capelli lunghi grigi, maglioncino in tinta con le crocs rosa con fiorellini in paiettes, occhiali da vista anni ‘60 con fondi di bottiglia.
Di nuovo very slow motion cinematografico, altra visione: questa inizierà a parlare, ad alta voce, dei cazzi suoi. Elencherà vita morte e miracoli di quello che le sta succedendo, cercando l’approvazione di chiunque rientri nel suo - distorto - campo visivo. E finito con uno ripartirà daccapo con un altro.
Il tempo non fa manco in tempo a ripartire che l’accento milanese della signora si sprigiona in una serie infinita di sillabe concatenate senza spazi respiratori. Il contatore di parole di qualsiasi word processor sarebbe impazzito. La malcapitata signora davanti a lei nella fila subisce un’orda impazzita di racconti circa pensioni in ritardo, e per fortuna che c’è la liquidazione perché ci sono le bollette da pagare, e uno come fa a vivere così, e non è possibile, e ci si potrebbe accampare qui fuori dall’ufficio per chiedere l’indomani di risolvere il problema. Tutto il discorso è immancabilmente finito nella risposta della povera malcapitata, «Sa, signora, sono le persone che sono insensibili, è un problema della società». Toh, viene fuori che è anche colpa mia adesso. E bla bla bla bla bla.
Mi accorgo - mica tanto presto - di avere sbagliato fila, devo passare a quella dell’ufficio accanto. Il terrore mi assale quando mi siedo, scopro di essere l’unico ad aspettare per quella porta, e la macchinetta mi punta. E inizia con la stessa storia di prima. Rispondo un paio di «sì, signora» - anche se la vera intenzione era «ho già sentito tutto, la prego, basta» - mentre leggo qualsiasi manifesto attaccato in giro. Arriva un signore, e quella tenta la combo, la mena sia a me che al tipo, visibilmente irritato. Quando si apre la porta mi ci lancio attraverso come se stesse per esplodere un ordigno nucleare. Sono salvo. La parte divertente è che dall’ufficio accanto, dove c’era la tizia, si è sentito il responsabile dire «mi dispiace ma i dati che le hanno dato sono errati», secondo me è ancora lì che se le sente, poverino.
Tags: cliché, società, superpoteri, uffici
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Il 12, 13 e 14 settembre la ridente località turistica di Riva del Garda ospiterà la BlogFest. Tutte le indicazioni le trovate nel sito ufficiale, quindi non mi dilungo.

Quello che volevo portare alla vostra attenzione è il FaiQuelCazzoCheTiPareCAMP. Che cos’è? Cito testualmente dal wiki:
Il FaiQuelCazzoCheTiPareCAMP è un incontro tra amici (reali o virtuali, fa lo stesso) che si ritroveranno tutti insieme in vacanza a Riva del Garda e non se la sentono di passare 3 giorni a seguire tutti gli eventi previsti dal nutritissimo programma della BlogFest. Si farà quel cazzo che ci pare, parlando del più e del meno, meglio se davanti a cibo ed alcool. Si spettegolerà di chi non c’è, si giocherà a calcetto, ci si racconteranno tanti cazzi nostri (tipo FriendFeed, però dal vivo), si oKKuperà il giardino del compagno Camisani Calzolari e non ci si schiferà se qualcuno dimostrerà di non sapere cosa cazzo è il uebduepuntozzzero. Il FaiQuelCazzoCheTiPareCAMP non nasce in polemica con l’organizzazione (splendida) della BlogFest, nè in concorrenza con tutti gli altri BarCamp ed eventi che si svolgeranno a Riva del Garda e coi quali, semmai, si integrerà. Come e quando ne avremo voglia.
Essendo tra i più vicini alla location mi sono preso l’onere e l’onore di prenotare il campo per il calciotto (sì, calcio a 8…) tra bloggers. I campi possibili sono 2:
Prenoterò una volta che il numero minimo sarà raggiunto, quindi se siete interessati andate sul wiki linkato in alto e iscrivetevi!
Tags: barcamp, blogfest, calciotto, faiquelcazzochetiparecamp, riva del garda, wiki
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Lunedì mattina, giorno del mio rientro al lavoro dalle ferie, Lisa non si è sentita bene, e avevamo avuto qualche avvisaglia già domenica. Lei è una che sopporta il dolore, addirittura se ha ad esempio un qualche mal di pancia non assume medicinali, soffre e aspetta che passi. Ma lunedì non ce la faceva, così ha chiesto di essere accompagnata al Pronto Soccorso, significa che era proprio ko. Mentre io ero preoccupato e bloccato al lavoro lei attendeva pazientemente in codice verde.
E’ arrivata all’ospedale alle 12 in questo primo giorno di calvario, ha aspettato fino quasi alle 17 per fare le analisi, e quando sono arrivato, alle 21 circa, stava ancora in sala d’aspetto con un ago da flebo nel braccio. Solo alle 21.30 la chiamano e le dicono che deve essere ricoverata in osservazione. Andiamo sul piano, attendiamo il medico che confermi il tutto, passa un’altra ora. Flebo varie di soluzione salina, antibiotico, zuccheri.
Sono previste 4 visite, roba di routine. Dopo la prima notte i medici annunciano queste visite, ma mettono le mani avanti parlando di emergenze che rallentano il lavoro. Siamo al secondo giorno (conto anche il primo, di attesa all’ER) e le fanno le prime due visite. Un po’ a sorpresa le dicono che deve restare lì anche giorno dopo, vabbè, si fa.
Mancano 2 visite, ma si aspetta solo il pomeriggio alle 15 per far una delle due. Terzo giorno eh. Si attende per l’altra, invano. Lisa è alquanto spazientita, dopo gli antibiotici della notte tra lunedì e martedì si sente bene, considera lo star lì solo una perdita di tempo. La quarta visita non arriva, un’altra notte di ricovero la aspetta. Vorrebbe firmare per tornare a casa, i suoi e il sottoscritto non sono d’accordo, «abbi pazienza, domani te la fanno e torni a casa». Litighiamo, praticamente mi caccia dall’ospedale.
Quarto giorno. Giro dei medici, si profila un altro giorno ospedaliero, della visita nemmeno l’ombra. Anzi, paventano un’altra notte lì! La visita? Ehm, boh, nemmeno l’ombra. Così la Piccola si decide e chiede di essere dimessa.
E per fortuna che il sistema sanitario italiano sarebbe uno dei migliori al mondo.
Tags: lisa, ospedale
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