Archivio per la Categoria “Real world”


Negli episodi precedenti: attenti | atto secondo

Ieri ho richiamato il servizio clienti Vodafone, ho parlato con l’ennesimo operatore. Subito dopo il «Buonasera sono ***** come posso esserle utile?» ho sparato tutte le mie cartucce, riportando tutte le conversazioni e azioni delle telefonate della settimana scorsa. Il ragazzo ha capito, mi ha chiesto di restare in linea, musichina per buoni 5 minuti di attesa. Una volta tornato mi ha detto semplicemente «In effetti la problematica è presente. Il denaro che le è stato addebitato le verrà accreditato nelle prossime fatture. Ci scusiamo per l’inconveniente».

Quindi problema risolto! O meglio, lo saprò alla fattura.

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Aggiorno la situazione dopo il post di ieri.

Nel tardo pomeriggio chiamo, di nuovo, il servizio clienti Vodafone, mi risponde una signorina. Le spiego daccapo tutta la tiritera, aggiungendo anche gli interventi dei suoi 2 colleghi, ossia chi mi ha detto che devo pagare quei messaggi e chi mi ha detto che mi saranno rimborsati una volta che la promozione verrà scongelata a fine pratica di passaggio da ricaricabile ad abbonamento.
Questa operatrice mi fa notare che non vede nessuna Infinity Messaggi congelata, non c’è proprio. Per venirmi incontro me ne attiva una nuova gratuitamente, capisce la situazione e che è una questione di principio oltre che di pochi euro, mi dice che lascia una nota sul mio profilo dove indica che non dovrei pagare i SMS da lunedì pomeriggio fino alla nuova attivazione della promozione. O meglio non dovrei pagare quelli verso Vodafone dopo il primo della giornata, in rispetto dei termini della promozione.

L’Infinity Messaggi è stata gentilmente attivata gratuitamente, almeno questa signorina ha fatto qualcosa. Ora non devo fare altro - secondo suo suggerimento - che chiamare di nuovo Vodafone quando avranno davanti l’intero lasso di traffico che ho fatto a causa della loro disattivazione non richiesta. Solo allora potrò chiedere il rimborso. Insomma, bisogna essere corretti, loro per primi.

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Un paio di settimane fa sono stato contattato da una gentil signorina Vodafone che mi proponeva un cambio di piano telefonico: passare da una ricaricabile con piano Vodafone Tutti (scatto 16 cent alla risposta, 12 cent/min verso tutti) all’abbonamento Stile Libero (uguale ma a 9 cent/min verso tutti), dove non avrei dovuto pagare il canone (5€ e qualcosa che mi scontano al mese) e avrei potuto mantenere le mie promozioni, ossia la Infinity Messaggi (100 sms al giorno gratis dopo il primo, una manna per me). In regalo la SIM 128K, contratto portato e rispedito dal corriere, pagamento con RID bancario, possiblità di tornare a una ricaricabile in qualsiasi momento senza penali.


Una recente apparizione del piano telefonico
(…è una foto di tale Francesca pubblicata dall’utente lorenzo281203 su Flickr)

Fatti due conti dico ok, ci sto. Mi arrivano contratto e SIM. Lunedì pomeriggio ore 15 circa mi arriva il SMS di attivazione, cambio scheda, vita normale. Oggi controllo sul 190 Fai da te il dettaglio traffico, e che ti trovo? Tutti i sms inviati da lunedì dopo il cambio di piano sono a pagamento! Eh no, non ci sto.

190, tastino verde. Solito labirinto di numeri da premere per contattare l’operatore (per informazione sono 3-9-2), «Vodafone buongiorno, sono *****, come posso esserle utile?». Spiego la situazione al ragazzo. Mi viene detto che con il cambio di piano le promozioni sono state congelate e che - vede sul suo pc - sono in fase di riattivazione. Ma, quindi, uhm… i SMS inviati dal cambio piano fino ad ora me li sono giocati?!? L’operatore mi dice di sì. Me ne lamento, non mi era stata detta una cosa del genere, parlo di scorrettezza, questo mi liquida con convenevoli.

Non ci sto, richiamo. «Vodafone buongiorno, sono *****, come posso esserle utile?». Spiego daccapo la situazione alla ragazza. Prova a dirmi che magari la promozione l’ho disattivata prima del cambio di piano per distrazione, ma si corregge e si scusa dopo aver controllato il dettaglio del traffico. Dice che la pratica dell’abbonamento è ancora in fase di aggiornamento, le promozioni stanno per essere riattivate, questione di poco. Allora vado dritto al punto, i SMS inviati dal cambio piano fino ad ora me li sono giocati, tutto a causa di una loro scorrettezza? Dice che probabilmente mi vengono accreditati sul conto telefonico e, anzi, mette direttamente lei quel gruppo di SMS nella pratica di riaccredito assieme al traffico disponibile che avevo nella ricaricabile e allo sconto del canone mensile.

Riassumendo, se la signorina non mi ha preso per il culo quei SMS non li pago. Giustamente, perché mi è stata detta una cosa e pretendo sia rispettata. Ora però attendo i fatti, aspetto che la promozione torni attiva e poi richiamerò per conferma.

Morale: attenti a ’sti cambi di piano telefonico, potreste avere sorprese, e in quel caso rompete le palle, sono lì appositamente per darci informazioni e risolvere questi problemi.

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Classica scuola elementare primaria di paese, dove i genitori dei pargoli conoscono in pratica quelli di tutti gli altri, e probabilmente qualche maestra dei figli è stata pure la loro.
Entro nell’aula multimediale, devo installare dei software didattici sul computer collegato alla lavagna interattiva. Mentre mi lamento della solita cronica lentezza causata da programmi inutili mi scappa l’occhio su alcune icone del desktop: presentazioni da catechesi, addirittura un programma che si chiama “Un papà di nome Dio”. Mi guardo intorno, sui muri molti cartelloni con illustrazioni ispirate a parabole del Vangelo, tipo il figliol prodigo. Brividi, mi dissocio.

Non ho ricevuto un’educazione cattolica, seppur cristiana, e forse questo influisce sulle mie sensazioni in queste situazioni. Ma dico: tutti predicano l’ignoranza degli studenti di oggi, le loro lacune in italiano e geografia, il fuggifuggi dalle materie scientifiche, e allora, perché perdere tempo ad insegnare religione a scuola? Negli anni gli argomenti trattati avrebbero dovuto cambiare, passare dall’essere prettamente cattolici al generalisti, spiegare i princìpi di tutte le religioni, o almeno le più diffuse, portare alla tolleranza. L’ho sentito proclamare milioni di volte, invece raramente è così.
Penso che se una famiglia vuole istruire i figli secondo i cànoni della religione cattolica deve farlo a casa. Come i genitori islamici insegnano ai più piccoli la propria religione, a casa. Ma non lo fanno, perché sinceramente non gliene frega nulla, probabilmente non si ricordano nulla delle loro ore di catechismo a cui andavano solo per scambiarsi le figurine e sono praticanti solo a Natale, nei loro vestiti della festa e pellicce da esibire.

Di chi è la colpa? Prima di tutto di quell’ipocrita di Repubblica Italiana. Sono 60 anni che vige la Costituzione, riporando chiaramente la laicità dello Stato Italiano, ma è un caposaldo calpestato tanto quanto quello della libertà di espressione. Quindi orsù lasciamo i crocefissi nelle aule, e anzi se li tolgono ascoltiamo lo studentello bigotto e rimettiamoli subito. Già che ci siamo paghiamo acqua e fogne al Vaticano, poverini, non hanno soldi.

Volete l’ora di religione? Allora chiamate ogni volta l’esponente di una confessione diversa, dovrebbero avere tutti lo stesso diritto di esporre la propria fede. E non tiratemi fuori la storia del «islam = terrorismo», scusa ottusa, sempre lì vanno a parare.

Ma tanto lo so, sono parole a vuoto, Casini & co. non vogliono, ci mancherebbe altro. Tutti come bimbi nascosti dietro le tonache dei preti con l’occhio puntato a poltrone, indennità e pensioni, che ancora adesso sognano il ritorno della DC.

AGGIUNTA: sia chiaro, non dico che non deve esserci religione. Rispetto le fedi e chi ne ha, ma istruzione e istituzioni devono essere laiche.

L’immagine ritrae “Charlie don’t surf”, opera di Maurizio Cattelan che rappresenta uno studente inchiodato al banco di scuola «da un mondo di grandi e di preti», come dicono i Baustelle.

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Vi presento il secondo numero della rubrica nata sul mio blog da quando lavoro come assistente di laboratorio tecnico per diverse scuole medie ed elementari, misto di ilarità e tristezza. “E fffattela ‘na risata no?!”

La stampante sparafogli
Stavo nella mia stanzetta server nel sottoscala - non è un salotto ma è fuori dalle balle e mi lasciano abbastanza tranquillo non avendomi a tiro - quando arriva una maestra.
Avete presente quelle persone che per una folata di vento si agitano manco fosse un terremoto? Ecco, è così. Tutto è un problema, niente funziona secondo lei. Ti dice «Oddio, scusa se ti disturbo, penserai che sono una rompiballe, grazie per aver risolto» e poi continua con la sequela utontica.

«Oddio scusa… Non mi va la stampante! Perché con il programma X stampa, e con l’altro no?», rispondo che è un po’ vago.
Con sommo sforzo capisco, tra parole tecniche messe a caso sentite chissà dove, che la stampante funziona, stampa quello che deve stampare, e poi spara fogli bianchi.
«Guarda, ti faccio vedere il documento!», aprendo M$ Parola, io lancio la stampa, si caricano 28 pagine nello spooler. Chiedo quante sono le pagine del documento, risponde 7.

Scorro il testo.

…mmm. 21 pagine di a capo.

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